Gerusalemme Celeste

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«La Nuova Gerusalemme è il modello della vita perfetta. […] Per le sue proporzioni, le sue misure e gli elementi che la compongono, la nuova Gerusalemme è un riflesso dell’Ordine cosmico. Questo è l’ordine che deve scendere sulla Terra e spetta a noi farlo discendere, perché non verrà da solo. Il Regno di Dio può stabilirsi sulla Terra, ma per questo non dobbiamo attenderci che una città scenda dal Cielo, così, da sola; se San Giovanni dice che scenderà dal cielo, è perché simbolicamente la luce, cioè l’intelligenza, la saggezza, che permette di organizzare e armonizzare le cose, viene sempre dall'alto, dal cielo, per realizzarsi in basso, sulla terra. La nuova Gerusalemme è dunque, in realtà, il simbolo di questo lavoro spirituale che ogni essere umano deve realizzare dentro di sé. Quando ognuno di noi avrà fatto questo lavoro, la nuova Gerusalemme discenderà del corpo collettivo dell’umanità. Già discende e da molto tempo, ma ne occorre molto per prendere carne ed ossa. Giorno e notte gli spiriti luminosi sono occupati a lavorare sugli esseri umani, per rimpiazzare le particelle oscure, che non vivono in armonia col cielo, con altre particelle più pure, più luminose. Vi sono migliaia di nuove Gerusalemme che si preparano a formare insieme questa nuova Gerusalemme, dove tutti vivranno nella fratellanza della pace, e voi avete interesse a lavorare per divenire questa nuova Gerusalemme, perché anche se non è ancora realizzata nel mondo come società ideale, potrete almeno gustarne già in voi le benedizioni. […] La nuova Gerusalemme e all'inizio il singolo uomo, in seguito sarà una società ideale, e la fine sarà la vera Chiesa universale di Dio, la Chiesa dello spirito della verità, la chiesa di tutti i grandi iniziati. […] Da secoli i cristiani hanno talmente segnato questa città che dovrà scendere dal Cielo, e ne attendono la venuta, ma come far loro comprendere che la Gerusalemme sono loro stessi? […] La nuova Gerusalemme è l’uomo perfetto, è una vita sociale perfetta ed è questo il regno di pace e di giustizia dove regna Melkhitsédek, re di Salem». [1]

Considerazioni generali

Nelle sue conferenze Aïvanhov ha spesso affrontato il soggetto della Gerusalemme Celeste, facendo sempre presente con forza che la Città Celeste non è altro che una descrizione dell’uomo nuovo e del percorso che l’essere umano deve fare per giungere a questo traguardo. Aïvanhov mette in relazione tutti gli elementi collegati al numero 12 per sottolineare il collegamento tra l’essere uomano e l’Ordine Divino.

Come è strutturata la Gerusalemme Celeste

«… E mi mostrò la Città santa, Gerusalemme, che scendeva dal Cielo, da Dio, risplendente della Gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. La Città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte, sopra queste porte stanno dodici Angeli e con scritto i nomi delle dodici tribù dei figli di Israele. A Oriente tre porte, a Settentrione tre porte, a Mezzogiorno tre porte e ad Occidente tre porte. Le mura della Città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici Apostoli dell’Agnello. Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la Città, le sue porte e le sue mura. La Città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’Angelo misurò la città con la canna: misura dodicimila stadi, la lunghezza, larghezza e l’altezza sono uguali. Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall'Angelo. Le mura sono costruite con diaspro e la Città e di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della Città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di Diaspro, il secondo di Zaffiro, il terzo di Calcedonio, il quarto di Smeraldo, il quinto di Sardonice, il sesto di Cornalina, il settimo di Crisolito, l’ottavo di Berillo, il nono di Topazio, il decimo di Crisopazio, l’undicesimo di Giacinto, il dodicesimo di Ametista. E le dodici porte sono dodici perle, ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della Città è di oro puro, come cristallo trasparente. Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello, sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del Sole, né nella luce della Luna, perché la Gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello […]».[2]

Le 12 Porte

«Delle porte della nuova Gerusalemme San Giovanni dice anche che su ciascuna c’è un angelo. Infatti, ogni essere, uomo o donna, sufficientemente purificato per diventare una nuova Gerusalemme, ha un angelo dietro ognuna delle proprie porte. Ogni angelo svolge la particolare funzione di raccogliere di trasformare tutto. Tutto ciò che udite, vedete, respirate, mangiate, eccetera., Viene raccolto dall'Angelo che ha il compito di trasformarlo. Quindi, quando una donna veramente pura concepisce un figlio, è un angelo che lavora sul seme ricevuto, il bambino che nasce sarà un genio, un santo. […] Non sapete ancora che cosa sono l’uomo della donna: la loro struttura, le forze che vi lavorano e come dovrebbero vivere per essere veramente dei tabernacoli del Dio vivente, della nuova Gerusalemme. Ed è proprio in questa direzione che vi sto conducendo da anni, per diventare ognuno di voi la Nuova Gerusalemme». [3]

I Segni zodiacali, gli Apostoli, le tribù dei figli d'Israele, L'Albero della Vita Cabalistico

Aïvanhov osserva che è possibile «[…] studiare le corrispondenze esistenti tra i 12 Segni dello Zodiaco e 12 pietre preziose che formano le fondamenta della nuova Gerusalemme, nonché i 12 apostoli».[4]

I 12 Segni zodiacali

Nell'Apocalisse, San Giovanni descrive l'albero che si trova al centro della Città Celeste, dicendo che ha dodici rami che producono dodici frutti, e Aïvanhov precisa che «Il primo frutto rende l’uomo attivo, dinamico e deciso. Il secondo gli fornisce una grande sensibilità, molta gentilezza e bontà. Il terzo lo spinge verso la conoscenza e lo incita ad andare dappertutto, a interessarsi di tutto, a viaggiare. Il quarto gli dà una forte medianità per captare le onde e le presenze più sottili. Il quinto gli ispira una grande nobiltà d’animo e coraggio per aiutare a salvare gli altri. Il sesto purifica e pulisce. Il settimo dà la possibilità di unirsi alla Causa divina e ristabilire in sé l’Equilibrio cosmico. L’ottavo fa comprendere il senso della vita e della morte. Il nono permette di sdoppiarsi, di abbandonare il corpo fisico e di viaggiare nello spazio. Il decimo ispira la potenza, l’autorità per dominare se stessi e gli altri. L’undicesimo fornisce molto fascino e la capacità di attirare amici attorno a sé. Il dodicesimo stimola le rinunce e la sopportazione delle sofferenze e induce anche a vederne il lato buono e rallegrarsene. Queste sono le qualità dei frutti dell’Albero della Vita, il quale altro non è che l’albero Sephirotico, di cui parla la Kabbalah».[5] Le summenzionate caratteristiche di questi dodici frutti corrispondono in maniera precisa alle valenze simboliche e energetiche dei dodici Segni zodiacali.

I 12 Apostoli e l'Agnello

Le 12 tribù dei figli di Israele

Le 12 fatiche di Ercole

(QUI FARE SINTESI DI IZVOR 220)

L'Albero Sephirotico

Le pietre e il loro significato

La simbologia della perla

La simbologia del cubo

una croce cubica
«La città di cui San Giovanni fa la descrizione è un cubo: “La sua lunghezza, la sua larghezza e la Sua altezza erano uguali”. Nel simbolismo del cubo, come in quello del quadrato, si trova numero quattro, il numero della materia, poiché la materia è i quattro elementi (terra, acqua, aria e fuoco), le quattro direzioni lo spazio (Nord, sud, est e ovest), eccetera. La forma cubica della nuova Gerusalemme, la sposa dell’agnello, della materia alla quale l’agnello, cioè il Cristo, lo spirito, si unisce per donarle la luminosità di una pietra preziosa, la trasparenza del cristallo. Ma il simbolismo del cubo va molto più lontano, poiché lo sviluppo del cubo è la croce. Per i cabalisti la croce, che lo rappresentano in tre dimensioni, riassume contiene tutti i principi della Creazione. Se contate, vedrete che esso è costituito da 22 facce: su ciascuna faccia e inscritta una lettera dell’alfabeto ebraico e a ciascuna di queste lettere corrisponde, nell'ordine una delle 22 carte dei tarocchi. La croce è dunque la figura simbolica delle 22 potenze per mezzo delle quali Dio ha creato l’universo». [6]

Le corrispondenze con il corpo umano

I gangli del sistema simpatico

Nell'Apocalisse, San Giovanni parla dell’immagine di un albero, fornendo dettagli di difficile interpretazione: «“In mezzo alla piazza della Città e da una parte e dall'altra del fiume si trova un albero di vita che da 12 raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero seguono a guarire le nazioni”. Come è possibile che l’albero si trovi su ambedue i bordi del fiume? Queste parole non hanno alcun senso se interpretasse la lettera. Anche quest’albero è un simbolo; esiste dentro di noi. Anche il fiume d'altronde passa attraverso di noi. In realtà, la città siamo noi: nel centro della città – il plesso solare – scorre un fiume e sulle sue rive cresce l’albero della vita che dà 12 frutti l’anno. Ricordate che vi ho già parlato della catena dei grandi del simpatico: quattro coppie di gangli sacrali, quattro coppie di gangli lombari, 12 coppie di gangli dorsali, tre coppie di gangli cervicali e tre coppe di gangli cranici. L’uomo è dunque la città che al centro ha il plesso solare il quale rappresenta contemporaneamente l’albero sulle due rive del fiume il fiume stesso, la forza, la vitalità che circola nel plesso solare al quale fanno capo le 12 coppie di nervi e di gangli dorsali [...]».[7]

Il fiume della vita: il plesso solare

«il fiume che scorre nel centro della Città è il fiume della vita, che nel corpo umano corrisponde al plesso solare. Durata Le due immagini dell’albero del fiume rappresenta la saggezza e l’amore. L’albero è la saggezza, il fiume è l’amore. Quando vedete scorre un fiume, dovete sapere che rappresenta l’amore, la vita che scorre. Quando vedete un albero sappiate che rappresenta anche la saggezza. Ambedue si trovano nella città, la Nuova Gerusalemme (l’uomo nuovo, ispirato dal nuovo Insegnamento) che scende dal cielo.».[8]

Che cos'è l’uomo “nuovo”

Aïvanhov osserva che per migliorare la propria comprensione delle cose e iniziare un nuovo tipo di lavoro su se stessi è necessario: «aprirsi alle quattro direzioni nel mondo: le quattro direzioni, per ognuna delle quali vi sono tre porte, formano una croce. Attraverso le 12 porte, entrate in relazione con le forze luminose dell’universo, grazie alle quali potete trasformare la natura del vostro essere, e una volta rigenerati, purificati, santificati e illuminati, diventate voi stessi la nuova Gerusalemme nella quale brilla il sole. Mettetevi all'opera, e con i mezzi e i metodi del nostro insegnamento per riuscire a trasformare completamente la vostra materia rendendola flessibile, morbida, espressiva e irradiante. Aprire le porte per lasciar entrare la luce significa proprio questo, e che Dio stesso verrà dimorare in voi. Per ora si conoscono le porte dell’uomo e della donna solo per le loro funzioni fisiche, ma rimangono da scoprire le funzioni spirituali. Prendiamo una delle porte dell’uomo. Tutti sanno che funziona per l’eliminazione e per la procreazione. Ma se si studia la questione punto di vista iniziatico, si scopriranno cinque ulteriori funzioni ancora conosciute; in tutto fanno quindi sette, e si vedrà che ci si può servire di quell'organo risolvere certi problemi e realizzare altri lavori […]». [9]

Il Regno di Pace e di Giustizia di Melkhitsédek

Bibliografia

Opere e/o Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov sul soggetto trattato

Multimedia (immagini, audio, video)

Estratti di Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov (audio e/o video)

Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov (audio e/o video) pubblicate

Voci correlate

Collegamenti esterni

Note

  1. Aïvanhov, Commento all'Apocalisse, Izvor 230, Prosveta, p. 196-198; Aïvanhov, Cercate il Regno di Dio è la Sua Giustizia, p. 659.
  2. San Giovanni, Apocalisse 21:10-22:5.
  3. Aïvanhov, I segreti del libro della natura, Izvor 216, Prosveta, p. 186.
  4. Aïvanhov, Lo Zodiaco, chiave dell’uomo e dell’universo, Izvor 220, Prosveta, p. 186.
  5. Aïvanhov, Il granello di senape, Opera Omnia 4, Prosveta, p. 184-185.
  6. Aïvanhov, Commento all'Apocalisse, Izvor 230, Prosveta, p. 180-181.
  7. Aïvanhov, Il granello di senape, Opera Omnia 4, Prosveta, p. 184-185.
  8. Aïvanhov, Il granello di senape, Opera Onia 4, Prosveta, p. 187
  9. Aïvanhov, I segreti del libro della natura, Izvor 216, Prosveta, p. 181-182.



Avvertenza per il lettore: la stesura di questa voce, provvisoria ed esemplificativa, è solo un punto di partenza, giacché l'argomento è esaminato da Omraam Mikhaël Aïvanhov nell'ambito di migliaia di conferenze da lui tenute tra il 1938 e il 1985. Il ricercatore troverà importanti aspetti di ulteriore interesse leggendo o ascoltando direttamente le sue conferenze, edite dalla Casa editrice Prosveta, unica ed esclusiva titolare dei diritti sulla sua Opera. Pertanto, questa voce non esprime in modo completo ed esaustivo il pensiero di Aïvanhov sull'argomento.


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