Identificazione

Da OmraamWiki.
«La pratica dell'identificazione si basa sulla conoscenza di una legge fisica, la legge della risonanza. Se arrivate a vibrare all'unisono con qualcuno, non soltanto conoscerete i suoi pensieri e i suoi sentimenti, ma le sue qualità si comunicheranno a voi. Altrimenti potrete studiare, giudicare, stabilire chi sia in un modo o in un altro finché vorrete, ma in realtà non lo conoscerete veramente, perché lo conoscerete dall'esterno. Lo conoscerete soltanto quando vibrerete all'unisono con lui. Perciò, è il fatto di trovarsi sulla stessa lunghezza d'onda che avvicina due esseri in modo che possano conoscersi».[1]

Considerazioni introduttive

L’identificazione è una pratica meditativa che riguarda l’ambito dello spirito, del corpo Atmico, la Volontà superiore. Questa pratica porta ad una fusione energetica fra il praticante e l'oggetto della meditazione. Anche nella Tavola sinottica, l’identificazione è indicata come l’attività propria dello Spirito, che porta ad una specifica ricompensa: la Verità. Per comprendere questo passaggio ricorriamo a un testo di Omraam Mikhaël Aïvanhov, in cui si spiega che l’unico modo per conoscere davvero qualcosa è attraverso l’identificazione, ossia sperimentando cosa significa essere quella cosa:

«La sola vera conoscenza che vale veramente la pena di acquisire è quella di cui parla Gesù quando dice: “La vita eterna è conoscere Te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. Ma per conoscere non è sufficiente leggere, studiare, analizzare, riflettere, perché la vera conoscenza non si acquisisce soltanto con la mente. La conoscenza mentale rimane esteriore, superficiale. Si conoscono le cose e gli esseri soltanto fondendosi con essi. Mosè, che era un grande Iniziato, diede alla parola “conoscere” il suo vero significato quando scrisse: “Adamo conobbe Eva” oppure “Abramo conobbe Sara”. E da questa conoscenza nasce ogni volta un figlio. Questa è la dimostrazione che la vera conoscenza è un'unione, una fusione feconda con un essere o con un oggetto. Quando avete incontrato qualcuno e scambiato con lui qualche parola, potete dire di conoscerlo? No di certo, vi sarete presentati ed è tutto, ma non lo conoscete. Quando sarete una cosa sola, allora potrete dire di conoscervi, non prima. E ciò è ancora più vero quando si tratta di Dio. Finché non si è fusi in Lui non lo si conosce. Soltanto la fusione, l'unione, l'estasi permette all'uomo di conoscere Dio».[2]

L’identificazione porta dunque la Verità, conduce verso una conoscenza superiore, e la Verità porta la Libertà, proprio come affermava il Cristo: «La Verità vi renderà liberi» [fonte]. E proprio di questa Verità parlava Gesù, quella che ha origine dalla fusione del nostro spirito in Dio.

«Lo scopo di tutte le discipline spirituali è quello di condurre l’uomo a riconoscere di essere lui stesso Dio. Ogni progresso che realizzerete verso questa identificazione, vi avvicinerà al vostro vero Sé. La coscienza divina che sarete riusciti a sviluppare, parteciperà a tutte le vostre attività. Comincerete a sentirvi un altro essere e Dio stesso verrà a manifestarSi per vostro tramite. Questo è il significato delle parole di Gesù: “Mio Padre e Io siamo una cosa sola”».[3]
«Gesù diceva: "La vita eterna è conoscere Te, l’unico vero Dio, e il Cristo che Tu hai mandato". Vi domanderete come si possa conoscere il Signore… In realtà, non si tratta di una conoscenza oggettiva, poiché noi non siamo separati da Lui. Ma per conoscerlo, dobbiamo aumentare l’intensità delle nostre vibrazioni, per trovare la lunghezza d’onda corrispondente e poterci così identificare con Lui. Perché la conoscenza non è nient’altro che un aggiustamento, una fusione con l’essere che si vuole conoscere, e dunque un’armonia di vibrazioni».[4]

La pratica dell’identificazione era conosciuta già negli antichi Misteri egizi e dei Misteri greci, e ne troviamo traccia nella famosa affermazione: Conosci te stesso:

«Ora capirete meglio il significato del precetto che era inciso sul frontone del Tempio di Delfi: “Conosci te stesso”. Con questa formula gli Iniziati volevano dire che l'uomo non è quello che crede di essere e che dunque deve imparare a conoscersi. Conoscersi equivale a identificarsi, fondersi con se stessi, con quel Sé superiore che è in alto, nei mondi dello Spirito. Ecco perché l'uomo deve abbandonare tutto ciò che non è altro che l'involucro, la corazza, l’illusione, per salire sempre più in alto, fino essere tutt'uno col proprio Spirito, col proprio Sé superiore. La fusione con il Sé superiore è la fusione con Dio. Si, ritrovare se stessi, conoscere sé stessi è fondersi con la Divinità, perché quella scintilla, quello Spirito che è nell'uomo non è mai separato da Dio. Col cercare sé stesso, e nel ritrovarsi, l'uomo raggiunge la suprema conoscenza del vivere e del respirare in Dio».[5]

L’identificazione ci permette quindi di raggiungere l’obiettivo più elevato di ogni Insegnamento spirituale, conoscere il Divino, fondersi in Lui, conoscere la nostra essenza divina. Questa unione con il Divino permette altresì di sperimentare lo stato di coscienza più elevato per un essere umano: l’Eternità.

«Conoscere Dio significa vibrare all’unisono con Lui, col cuore, l’intelletto, l’anima e lo spirito. Questa conoscenza ci dà la vita eterna, lo stato di coscienza più elevato. Per avere la vita eterna, dobbiamo dunque fonderci in Dio, affinché la Sua vita, la vera Vita, cominci a circolare in noi, una fusione, questa, che può attuarsi solo attraverso l'amore. Per questo Gesù diceva: “Amerai il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze”. Nel momento in cui ci fondiamo in Lui, entriamo in comunicazione con il Tutto e la vita eterna ci inonda, ci illumina. Direte: “Ma l'eternità è un lasso di tempo senza fine...” Certo, ma l'eternità è una cosa e la vita eterna è un'altra cosa. Si può vivere la vita eterna senza vivere in eterno. La vita eterna non è un lasso di tempo esteso all'infinito. Un solo secondo è sufficiente per farci vivere la vita eterna, poiché questa è uno stato di coscienza».[6]

Aïvanhov raccomandava che queste pratiche venissero attuate in concomitanza con un serio e profondo lavoro sul proprio carattere, in particolare sull’orgoglio, in quanto tali stati di coscienza elevano e danno “potere” a colui che li sperimenta. È quindi necessario coltivare costantemente l’umiltà, ricordandosi che siamo tutti “Figli di Dio” e che queste pratiche devono portarci verso la fratellanza, l’amore e la compassione.

Bibliografia

Opere e/o Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov sul soggetto trattato

Monografie o Articoli sul soggetto trattato, in rapporto all'insegnamento di Omraam Mikhaël Aïvanhov

  • Centro Studi Omraam Mikhaël Aïvanhov (2016), La Meditazione nell’Insegnamento di Omraam Mikhaël Aïvanhov, in "Misli", pp. 128 e ss.

Multimedia (immagini, audio, video)

Estratti di Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov (audio e/o video)

Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov (audio e/o video) pubblicate

Note

  1. Aïvanhov, O. M., Che cos'è un Maestro spirituale, Prosveta, 2001, pag. 154.
  2. Aïvanhov, O. M., Voi siete Dei, Prosveta, 2001, pag. 29.
  3. Aïvanhov, O. M., Voi siete Dei, Prosveta, 2001, pag. 29.
  4. Aïvanhov, O. M., Pensieri quotidiani 2008 (26 settembre), Prosveta, 2007.
  5. Aïvanhov, O. M., La vita psichica: elementi e strutture, Prosveta, 1994, pag.
  6. Aïvanhov, O. M., Voi siete Dei, Prosveta, 2001, pag. 453.

Voci correlate

Collegamenti esterni



Avvertenza per il lettore: la stesura di questa voce, provvisoria ed esemplificativa, è solo un punto di partenza, giacché l'argomento è esaminato da Omraam Mikhaël Aïvanhov nell’ambito di migliaia di conferenze da lui tenute tra il 1938 e il 1985. Il ricercatore troverà importanti aspetti di ulteriore interesse leggendo o ascoltando direttamente le sue conferenze, edite dalla Casa editrice Prosveta, unica ed esclusiva titolare dei diritti sulla sua Opera. Pertanto, questa voce non esprime in modo completo ed esaustivo il pensiero di Aïvanhov sull'argomento.


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