Meditazione

Da OmraamWiki.
«Non appena si avvicinano alla vita spirituale, le persone per lo più hanno una prima difficoltà da superare: non riescono a meditare poiché non sanno concentrarsi. Perché? Prima di tutto perché non hanno imparato a scegliere i temi di meditazione: si lanciano alla cieca e senza un metodo. La prima regola consiste nel saper scegliere un tema di natura spirituale, e la seconda è che quel tema stia loro a cuore. È l’amore che provate per un essere o per un oggetto che vi lega a lui. Quando non amate, siete – se così si può dire – come un francobollo cui manca la colla: non aderite. L’errore dei principianti è voler subito concentrarsi sulle questioni metafisiche più astratte: la verità, l’eternità, l’infinito, l’Assoluto, l’Essere supremo… Cominciate piuttosto a scegliere un’immagine bella e pura che amate, un’immagine presa dalla natura o dall’arte. Così il vostro cervello si abituerà a concentrarsi, e a poco a poco potrete meditare su argomenti più distanti da voi. Per avere risultati nella vita spirituale, è necessario sapersi servire della forza straordinaria dell’amore».[1]
«Che cos'è la meditazione? È la concentrazione del pensiero su una questione filosofica, morale, è una manifestazione dell'intelligenza. La meditazione è superiore alla concentrazione propriamente detta. La meditazione contiene un elemento del pensiero che lavora, mentre la concentrazione manifesta la predominanza della volontà e principalmente di una volontà meccanica, automatica, puramente fisica. Nella meditazione c'è senz'altro una concentrazione, ma è una concentrazione del pensiero».[2]

Considerazioni introduttive

Nell’Insegnamento di Omraam Mikhaël Aïvanhov vengono proposte diverse tipologie di pratiche meditative, delle quali la meditazione propriamente detta è solo una delle possibili forme.

Per comprendere quali siano e come esse agiscano, bisogna fare ricorso alla Tavola sinottica, analizzando la quale vediamo che la meditazione propriamente detta si trova enunciata nel campo dell’intelletto, il cui ideale è la saggezza, la conoscenza.

Quindi, possiamo dire che la meditazione è un lavoro del pensiero che ci permette di conoscere la natura spirituale del soggetto su cui meditiamo.

C’è una grande differenza tra la normale attività mentale del nostro cervello e la meditazione. Nel primo caso i pensieri fluiscono liberamente, in qualsiasi stato interiore ci troviamo; il cervello riflette, pensa, analizza, ma il più delle volte senza un obiettivo preciso: è un semplice fluire di pensieri e di idee. Affinché il nostro intelletto superiore (quel “corpo” che gli induisti chiamano corpo causale) si attivi, c’è bisogno del silenzio interiore. L’attività mentale, il pensare, appartiene quindi al corpo mentale, che fa parte della natura inferiore. La meditazione è un’attività della natura superiore, ossia, del corpo causale, che corrisponde appunto all’intelletto superiore. Ma affinché questo tipo di “pensiero” si attivi sono necessarie particolari condizioni e, più precisamente, come abbiamo già visto, bisogna riuscire a far tacere la propria natura inferiore, attraverso la concentrazione ed il silenzio. Vediamo un ulteriore approfondimento per comprendere cos’è la meditazione nel senso inteso da Aïvanhov:

«Evidentemente si sottintende il pensiero impegnato in questioni di ordine religioso, spirituale. La meditazione deve condurvi in un mondo più elevato e portarvi la calma, la pace, la gioia».[3]
«La meditazione può essere paragonata alla masticazione dei cibi. Quando introduciamo degli alimenti in bocca e li mastichiamo, le ghiandole salivari si mettono al lavoro e noi assorbiamo attraverso la lingua le energie più sottili. Anche la meditazione è una sorta di masticazione, una masticazione dei pensieri, attraverso la quale assorbiamo la quintessenza del mondo spirituale per farne il nostro nutrimento».[4]
«La meditazione è quindi un'attività del pensiero che permette di concentrarsi su un'idea o su un'immagine per studiarla, per confrontarla, per scoprire analogie e derivazioni in modo da poter collegarle esattamente nell'insieme delle cose. Qualsiasi cosa: la bellezza, la forza, la volontà, lo spazio, l'immortalità, la divinità... può essere soggetto di una meditazione. La condizione essenziale di una meditazione è comunque costituita dal fatto che nessun affanno, nessuna preoccupazione esterna ostacoli il lavoro del pensiero».[5]

Attraverso la meditazione si sviluppa la conoscenza spirituale di ciò che ci circonda, si nutre l’intelletto, lo si armonizza e lo si rafforza. Non solo, la meditazione permette di introdurre nel proprio essere elementi di natura spirituale.

Come meditare

I presupposti necessari essenziali per una buona meditazione sono 1) una corretta postura, 2) una tranquilla e regolare respirazione 3) la tranquillità dell’ambiente, 4) il fatto di avere tutto il tempo necessario a disposizione senza essere pressati da ogni sorta di impegni e 5) la gradualità nell’entrare in profondità nella meditazione. Bisogna inoltre essere molto attenti e accorti nei confronti del proprio cervello, poiché una concentrazione troppo veloce può congestionare le cellule del nostro sistema nervoso, provocando emicranie.

«La meditazione è un esercizio difficile, poiché presuppone un grande dominio del pensiero. Ora, il pensiero è ribelle, ha la tendenza a sfuggire, a vagabondare, e se cercate di fermarlo bruscamente, bloccherete il vostro cervello. È molto dolcemente che va messo in moto il cervello, questo apparecchio tanto sensibile, esattamente come si lascia scaldare per alcuni istanti il motore di un'auto prima di farla partire. Perciò, quando volete meditare, non cercate di dominare immediatamente il vostro pensiero: questo resisterà, si impennerà, e da esso non otterrete nulla. Iniziate col mettervi in uno stato di pace, di armonia; poi, lentamente, dolcemente, portatelo nella direzione che volete fargli prendere: dopo un certo tempo sarà a vostra disposizione e vi obbedirà. Occorre essere molto abili, molto diplomatici con il pensiero. Quando avrete imparato a dominarlo, sarete addirittura stupiti della sua docilità: senza che dobbiate più intervenire, per tutta la giornata il vostro pensiero continuerà nella direzione che gli avrete dato».[6]
«Nei primissimi momenti, cercate quindi di non pensare, di limitarvi a gettare uno sguardo nel vostro mondo interiore per constatare che tutto funzioni bene. Ma occupatevi anche del respiro: respirate in modo regolare, non pensate a nulla, sentite semplicemente che state respirando, abbiate solo la coscienza, la sensazione di respirare... Vedrete come quel respiro imprimerà un ritmo armonioso ai vostri pensieri, ai vostri sentimenti, a tutto il vostro organismo; ciò si rivelerà molto benefico».[7]

Il modo appena descritto di iniziare una meditazione ci permette di ricaricare e di rigenerare tutte le cellule, oltre a preparare tutto l’organismo a ricevere le correnti spirituali di cui è possibile beneficare grazie alla meditazione.

È importante iniziare la pratica meditando su soggetti di natura spirituale che amiamo e appreziamo, con cui ci si sente in affinità e in armonia. È l’amore che si prova per qualcosa o qualcuno che favorisce uno scambio sottile con il soggetto su cui si sta meditando, sia esso una persona, un’entità invisibile, una virtù o semplicemente un concetto astratto.

«Il piano spirituale è strutturato in modo tale che il solo fatto di pensare a una determinata persona, a un determinato luogo o a un determinato elemento, permette di venirne in contatto diretto ovunque essi si trovino. Non è quindi necessario conoscere esattamente il luogo, come avviene sul piano fisico dove occorrono carte e indicazioni precise. Nel piano spirituale, nel piano divino, non serve effettuare delle ricerche, ma basta concentrare fortemente il proprio pensiero affinché esso vi guidi proprio dove intendete andare. Se pensate alla salute, siete già nel mondo della salute... Se pensate all’amore, siete già nel mondo dell’amore... Se pensate alla musica, siete nel mondo della musica. E se siete sensibili, se ne avete il dono, potete addirittura captare gli echi di quella musica celeste».[8]

Su quali soggetti meditare

Omraam Mikhaël Aïvanhov consiglia di cominciare da argomenti o soggetti accessibili, non troppo astratti, ma tangibili, concreti, volgendo poi solo in seguito la propria attenzione su temi più elevati e sottili.

«Si può meditare su qualunque soggetto e argomento: sulla salute, sulla bellezza, sulla ricchezza, sull’intelligenza, sulla potenza, sulla gloria... sugli Angeli, sugli Arcangeli e su tutte le Gerarchie. Tutti i soggetti di meditazione sono buoni, anche se la cosa migliore che si possa fare consiste nel meditare su Dio stesso, per impregnare il proprio essere del Suo amore, della Sua luce, della Sua forza, per vivere un attimo nella Sua eternità... e nel meditare allo scopo di servirLo, di sottomettersi a Lui, di unirsi a Lui. Non esiste una meditazione più potente e più benefica di questa».[9]
«La filosofia del Cristo consiste nel far scendere il Cielo sulla terra, cioè nel realizzare il Regno di Dio e la Sua Giustizia. Gesù lavorava per questo Regno e chiese anche ai Suoi discepoli di lavorare per questo. È dunque lì che dobbiamo lavorare, cominciando dal nostro corpo fisico. Questa è la vera filosofia».[10]
«Questi sono quindi i due migliori temi di meditazione: come dedicarsi interamente al servizio del Divino, e come realizzare, concretizzare, materializzare sulla terra tutto il Cielo che è in alto. Il senso della vita è contenuto in queste due attività, e ciò che si trova al di fuori di esse ha certamente un significato, ma non un significato divino».[11]
«Vi raccomando infine di meditare sulla luce come metodo di difesa, di protezione, di comunicazione con gli Spiriti più elevati, come modo di comprendere, di liberarsi. Meditate anche sull'amore come mezzo che apporta la felicità, la gioia, la ricchezza, la bellezza a tutti. Meditate anche sulla libertà. Queste tre cose sono l'infinito. Praticando queste meditazioni si troveranno delle applicazioni, delle corrispondenze incalcolabili nella vita. Meditate dunque sull'amore, sulla saggezza, sulla verità. Questo è al di sopra di tutto».[12]

La vera meditazione è una pratica spirituale che deve aiutare a entrare in contatto con il Divino, per conoscerLo, per servirLo e per fondersi in Lui. Inoltre, la meditazione permette di portare nel piano fisico concreto queste realizzazioni interiori, per adempiere al precetto che il Cristo diede ai suoi discepoli: «Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia e tutto il resto vi verrà dato in sovrappiù».[13]

Il vuoto mentale

Secondo Aïvanhov il vuoto mentale, così come viene inteso nelle filosofie orientali, è un concetto che va compreso meglio. Si sente spesso dire che la meditazione serve per fare il vuoto mentale, ma il vuoto non può e non deve essere una meta. Il vuoto serve per attirare la pienezza, la pienezza di vita, di gioia, di amore.

Il vuoto è infatti uno stato di passività, ed è collegato al principio femminile, che è il principio ricettivo: bisogna quindi essere molto vigili su chi riempirà questo vuoto, perché là dove c’è un vuoto ci saranno forze, energie, entità che desidereranno riempirlo e colmarlo; il praticante dev’essere consapevole di quali energie sta richiamando e per questo dev’essere molto puro, altrimenti attirerà entità inferiori, che gli porteranno tormenti psichici ed emotivi:

«Bisogna creare il vuoto per ricevere la pienezza, e tale pienezza deve riflettersi sul viso e in tutto l'atteggiamento del discepolo o dell'Iniziato. […] Quando si medita, quando si entra in contatto col mondo divino, se non appare niente di nuovo sul viso, niente di vivo, di luminoso e di espressivo, ebbene, ciò significa che la meditazione è stata inutile. Il vuoto non è una meta, ma deve servire ad attirare la pienezza. […] Ebbene il vuoto è la cosa più pericolosa se non si sa come prepararsi per far sì che il vuoto attiri il pieno».[14]

Bibliografia

Opere e/o Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov sul soggetto trattato

Monografie o Articoli sul soggetto trattato, in rapporto all'insegnamento di Omraam Mikhaël Aïvanhov

  • Centro Studi Omraam Mikhaël Aïvanhov (2016), La Meditazione nell’Insegnamento di Omraam Mikhaël Aïvanhov, in "Misli", pp. 128 e ss.

Multimedia (immagini, audio, video)

Estratti di Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov (audio e/o video)

Conferenze di Omraam Mikhaël Aïvanhov (audio e/o video) pubblicate

Note

  1. Aïvanhov, O. M., Pensieri quotidiani 2016, 28 gennaio.
  2. Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita, 1 maggio 1941.
  3. Aïvanhov, O. M., La nuova Terra, Prosveta, 2009, p.143.
  4. Aïvanhov, O. M., Cercate il Regno di Dio e la Sua Giustizia, Prosveta, 2005, p.129.
  5. Aïvanhov, O. M., L’Armonia, Prosveta, 1994, pag. 145.
  6. Aïvanhov, O. M., Pensieri quotidiani 2015. 20 gennaio.
  7. Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, pag. 187.
  8. Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, pag. 198.
  9. Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, pag. 189.
  10. Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, pag. 192.
  11. Aïvanhov, O. M., Potenze del Pensiero, Prosveta, 1994, pag. 194.
  12. Aïvanhov, O. M., Conferenza inedita del 1 maggio 1941.
  13. Matteo 6:33
  14. Aïvanhov, O. M., La vita psichica: elementi e strutture, Prosveta, 1994, Pag. 123.

Voci correlate

Collegamenti esterni



Avvertenza per il lettore: la stesura di questa voce, provvisoria ed esemplificativa, è solo un punto di partenza, giacché l'argomento è esaminato da Omraam Mikhaël Aïvanhov nell’ambito di migliaia di conferenze da lui tenute tra il 1938 e il 1985. Il ricercatore troverà importanti aspetti di ulteriore interesse leggendo o ascoltando direttamente le sue conferenze, edite dalla Casa editrice Prosveta, unica ed esclusiva titolare dei diritti sulla sua Opera. Pertanto, questa voce non esprime in modo completo ed esaustivo il pensiero di Aïvanhov sull'argomento.


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